scuola di ricerca spirituale

Insegnamenti

Due vie orizzontali


Circa la questione del Principio, di ciò che sta «fuori» e ciò che sta «dentro», possiamo affrontare il tentativo di chiarificazione scegliendo due strade. Una è la strada dell’iniziazione, cioè del contagio lento e costante del nostro campo attraverso informazioni non autoindotte: l’iniziazione-informazione del campo avviene attraverso esperienze vibratorie che hanno connotazioni precise, in grado di farci fare un’esperienza senza obbligatoriamente deviare rispetto al nostro cammino originario. È una sorta di laboratorio in itinere all’interno del quale, di volta in volta, mettiamo un seme. Al termine di quest’esperienza progressiva che necessita comunque di un contemporaneo incremento della sensibilità psichica, giacché se non sono sufficientemente sensibile non sarò in grado di percepire l’informazione immessa l’iniziazione presente nel mio campo agirà, ma soltanto nel momento in cui riuscirò a sviluppare pienamente le strutture intellettuali ed emotive necessarie per fare mia quella data esperienza.

Oltre alla possibilità di un’iniziazione costante dell’ «invaso» (campo), c’è il lavoro sull’ombra, vale a dire: come posso essere iniziato a un principio polare opposto a quello che vivo internamente? Se vibro costantemente su una frequenza d’ira, come posso conoscere la frequenza della gioia pura? Potrei, teoricamente, purificare la frequenza dell’ira, in quanto è una frequenza di natura comunque principiale, che ha subito una deriva nell’attraversamento del nostro campo, una sorta di deviazione o connotazione che l’ha resa altra, diversa da se stessa. Si potrebbe, quindi, attivare un processo di purificazione di quella frequenza, al fine di spostarla dal piano della caverna sotto il diaframma al piano superiore, ossia al luogo attraverso cui sicuramente quella frequenza era passata (tenendo conto che il principio superiore è il nostro principio attivante, l’iniziazione all’esistenza in vita avviene sempre dall’alto verso il basso). Possiamo così risalire con quella frequenza e portarci in un’area di esistenza diversa da quella sulla quale costantemente facciamo perno.

Queste due modalità principali, quella dell’iniziazione indotta dall’esterno e quella della risalita purificatrice dall’interno, sono due strade non in contrapposizione tra di loro, anzi, attraverso il lavoro che abbiamo fatto, arrivano gradualmente a coincidere. Ma tutto questo non basta ancora, nel senso che non è sufficiente essere progressivamente iniziati a nuove frequenze poiché, andando per il mondo, noi possiamo fare tutte le esperienze che vogliamo, siamo iniziati a una quantità di cose, anche se magari non chiamiamo tali esperienze «iniziazioni», ma le strade del mondo sono piene per noi di stimoli, di input, di possibilità di fare. Allo stesso modo esiste la possibilità che dal nostro interno, attraverso la vita di relazione familiare-sociale si sia in grado di vedere i nostri semi deviati e trasformarli; questa è una condizione che ci viene data nella vita. Di norma, se si è mediamente interessati all’amore dei propri cari, alla fine della esistenza si arriva a un punto nel quale la personalità ha sedato i propri conflitti e se ne va in pace.

Dicevamo però che per il viaggio che stiamo facendo queste due strade sono cammini orizzontali: quello dell’andare nel mondo e quello dell’usare i semi individuali all’interno di un’esperienza sociale non sono ancora sufficienti per affermare di essere impegnati in un cammino di ricerca spirituale. Che cosa differenzia tale cammino? Sicuramente la direzione, il fatto che si verta verso un «luogo», e che lungo il cammino che ci porta verso quel «luogo» aumentiamo nel tempo il nostro grado di conoscenza superiore, cioè impariamo a capire, riconoscere, vedere, intuire (ci sono vari gradi) le leggi che ci governano e quelle che governano più o meno l’insieme degli individui del pianeta e del cosmo.

Se inizio a capire ciò che governa me, posso capire ciò che governa un altro, poiché siamo la stessa cosa; e se riesco a capire cosa governa un altro, riesco a capire, grossomodo, cosa governa un animale. Se sono sensibilizzata ai flussi posso capire come e dove un fiume esonderà, e quali sono i punti deboli di un territorio perché ho imparato a conoscere quali sono i punti deboli di un campo, il mio. Questo ragionamento può spaziare e applicarsi a vari campi dell’esistenza, ma in ultima analisi, qual è lo scopo del tentativo di realizzazione o di conoscenza? La capacità di stare e di accettare la nostra condizione nel mondo.

Tutto questo va nella direzione di produrre maggiore armonia tra noi e gli altri uomini, anche quelli meno piacevoli, tra noi e l’ambiente in cui viviamo, per evitare i drammi e le condizioni estreme che poi devastano, creano sofferenza, creano frizioni, guerre, creano una condizione difficile da governare. Se riusciamo a vedere la complessità di tutto questo, possiamo immaginare l’esistenza di un «governatore» massimo generale, al quale poter tendere, come in una sincronia tra il nostro «governatore interno», che piano piano si costruisce e diventa visibile, e il «governatore esterno», che tiene insieme i mondi.

Se vogliamo spostare in un ambito più ateo la nostra ricerca, significa avere considerazione per gli equilibri di tutto il sistema, posizionarci in una condizione di rispetto gerarchico che ci porti a immaginare un mondo dove le cose possano stare insieme nel rispetto di tutti. Questo è già un obiettivo di medio termine abbastanza importante.

A chi ciò non sia sufficiente, è possibile immaginare che il «governatore generale», padrone di tutte le forme immaginabili, possa rendersi manifesto dentro di noi, e possa essere aiutato nel manifestare le forme, dando sempre più spazio alle forme divine ed elettive, essendo aiutato a mettere in secondo piano, a neutralizzare e a rendere meno forti le forme devastanti che normalmente incarniamo, non solo noi, ma anche la natura stessa.



TUTTI GLI INSEGNAMENTI



Contattaci - Quest'opera è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons